martedì, 02 dicembre 2008

vichiMarco Vichi è nato a Firenze nel 1957. Nel marzo 1999 è uscito presso Guanda Editore il suo romanzo L’inquilino, uscito nel 2000 anche in Grecia. Di questo stesso libro ha scritto una sceneggiatura insieme a Antonio Leotti. Sempre nel 1999 ha realizzato per radio RAI RADIO TRE cinque puntate della trasmissione “Le Cento Lire” dedicate all’arte in carcere. Nel giugno 2000 è uscito il suo secondo romanzo, Donne donne, sempre per Ugo Guanda Editore, che nel 2004 è uscito in Grecia. Nel gennaio 2002 è uscito il suo terzo romanzo per Guanda Editore: Il commissario Bordelli, uscito in Portogallo nel 2003 e in Spagna e Germania nel 2004. Nel febbraio 2003 è uscito Una brutta faccenda, il secondo episodio del Commissario Bordelli, che è stato acquistato, come il primo della serie, in Spagna, Germania e Portogallo. Nello stesso anno ha curato un libretto di “omaggi” a John Fante per Fazi Editore, allegato a un documentario sullo stesso scrittore (regia Giovanna Di Lello). Dal 2003 tiene laboratori di scrittura in varie città italiane e presso il corso di laurea in Media e Giornalismo dell’Università di vichi_cittàFirenze. Nel maggio 2004 è uscito Il nuovo venuto, il terzo episodio del Commissario Bordelli. Nel frattempo sono usciti e usciranno racconti in varie riviste e antologie. Collabora alla stesura di sceneggiature, cura antologie di letteratura, scrive su quotidiani e riviste nazionali. Dal 2003 lavora all’adattamento dal francese di Love Bugs, il format televisivo di Italia Uno. In aprile del 2005 è uscito Perché dollari?, una raccolta di quattro racconti tra cui uno con protagonista il commissario Bordelli. Sempre nel 2005, in luglio, ha organizzato e diretto il festival R(e)sistere di Sant’Anna di Stazzema. Dal 2004 lavora, assieme all'associazione Nausika, al progetto che nel 2005 è approdato alla fondazione della Scuola di Narrazioni Arturo Bandini (www.narrazioni.it).Ha curato l’antologia Guanda Città in nero, uscita nel luglio del 2006, dove è presente un racconto con il commissario Bordelli. A ottobre del 2006 è uscito il romanzo Il Brigante, ambientato in Toscana nei primi dell’Ottocento. Nello stesso mese è uscito Firenze nera (Aliberti Editore), un libro con due racconti, uno dei quali di Emiliano Gucci. A novembre 2006 è uscito un suo racconto nell’antologia La vita addosso (Fernandel), legata a un’iniziativa della cominità Ceis d Lucca (alla quale andranno i proventi del libro). Nel giugno 2007 ha curato una nuova antologia per Guanda, Delitti in provincia, e a settembre dello stesso anno è uscito il romanzo Nero di luna (Guanda). Nel gennaio del 2008 è uscita una riedizione di Donne donne. Sempre nei primi mesi del 2008, è presente in tre antologie (Piemme, Sperling e Mondadori). A maggio è uscito il romanzo Bloody Mary per la collana Verdenero di Legambiente, scritto a quattro mani con Leonardo Gori.

Grazie, Marco per essere venuto sul mio blog.

“Non mi interessa l’idea d’inventare con la testa, preferisco seguire le tracce della storia mentre avanza, fidandomi di quello che mi raccontano i personaggi.
In questo modo vivo sorprese che fanno della scrittura un cammino appassionante, e ovviamente spero che le mie emozioni passino sulla pagina e arrivino a chi legge.” E’ riportato in una tua intervista. Per il lettore, e soprattutto per chi legge e scrive anche, come me, pensare a questo è come immaginare una sorta di momento magico, in cui, se si potesse vedere la scena dall’esterno, ci si troverebbe un omino seduto al computer circondato da una serie di strane figure, che vanno e vengono, e parlano con l’omino in continuazione, e l’omino scrive scrive. Ti ci ritrovi? E’ bellissimo, ma quanto davvero è così quando scrivi e quanto è invece costruzione, ricerca e cose più faticose?

MV: È davvero così, per fortuna. Quando scrivo non faccio progetti, mi lascio andare alla scoperta. Per questo, credo, non provo mai fatica.

Oltre ai romanzi, di cui parleremo, tu hai curato anche delle raccolte di racconti, per Guanda (Città in nero e Delitti in provincia), e, ovviamente hai anche scritto racconti, come ad esempio Tu sei mia (dal volume “Ho diritto ai diritti” di NoReply). Quale è la differenza tra scrivere un romanzo e scrivere un racconto e perché secondo te i racconti hanno meno successo dei romanzi (in Italia, almeno)?

vichi_delittiMV: La differenza non sta nella lunghezza, ci sono racconti brevissimi di Cechov che hanno il sapore del romanzo e racconti lunghi che non sono romanzi. Direi che la differenza sta proprio nella sostanza: il romanzo è un grande contenitore, il racconto è una freccia. Forse in Italia hanno meno successo perché a volte si è cercato di sfruttare il nome di uno scrittore per vendere i fondi dei suoi cassetti. Ma in passato abbiamo grandissimi esempi di racconti bellissimi e importanti, di alta letteratura. Basti ricordare Primo Levi, Beppe Fenoglio, Giorgio Bassani, Giancarlo Fusco, Curzio Malaparte.

Nel tuo ultimo romanzo solista, Donne donne (Guanda), racconti di un aspirante scrittore in crisi di nervi e di sesso. In realtà è un originale romanzo sulle donne, anche se mi ha colpito la figura di questo scrittore precario. Vuoi parlarcene un po’?

MV: Più che di sesso parla di sentimenti, secondo me, ed è ovvio che certi sentimenti passino anche dal sesso. C’è chi lo ha considerato un romanzo erotico, o addirittura porno: nulla di più sbagliato (la letteratura erotica la trovo noiosa e inutile: è come sfogliare un libro di cucina e bearsi delle figure: meglio mangiare). Il fatto è che nelle culture intrise di cattolicesimo si tende a separare il sesso dal sentimento, e dove c’è sesso ecco che il sentimento viene sminuito.

L’Italia è piena di aspiranti scrittori, ma sembra molto meno piena di aspiranti lettori. Come la vedi e perchè oggi uno (come me ad esempio), dovrebbe sognare di diventare scrittore?

MV: Scrittori si nasce, e con molto allenamento lo si diventa. Voglio dire che una certa predisposizione ci vuole, come per tutto, poi però bisogna lavorare. Sognare è bello, ma se il sogno è quello giusto è ancora meglio. Per quanto riguarda i lettori, vedo sorgere librerie dappertutto, anche la Coop sta aprendo librerie… dunque qualcuno che compra libri ci deve essere. Forse sono pochi e sempre gli stessi, ma comprano assai. vichi_bloody

E’ recente la tua collaborazione con VerdeNero, di Edizioni Ambiente. Insieme con Leonardo Gori hai pubblicato Bloody Mary, che racconta di immigrazione e di mafie che si arricchiscono. Stimola molte riflessioni. Un Paese che si sta chiudendo, come l’Italia di oggi, non è un paese in declino? L’emergenza sicurezza che la propaganda mediatica (o di governo, che è lo stesso) ci propina non è un bel paravento che nasconde un bel po’ di cose che non si vogliono non dico risolvere, ma nemmeno affrontare?

MV:  È la solita vecchia storia: inventare una minaccia e proporsi come rimedio. Mi stupisce che ancora ci sia chi abbocca come un pesce già lesso.

Si è parlato molto, nelle scorse settimane, di Nuova Epica Italiana, in tante sedi. Si parla tanto di  noir, o gialli, con la capacità di raccontare la realtà, con la scusa di parlare d’altro. C’è, secondo te, veramente, in Italia, al di là dei nomi più famosi un movimento di scrittori che va in questa direzione e comunque come la vedi, avendo tu scritto noir molto spesso?

MV: non so, forse tra due secoli sarà un argomento interessante…

vichi_neroAnche in “Nero di luna” (2007, Guanda), il protagonista è uno scrittore, che comunque si improvvisa detective. Non è complicato, per uno scrittore, raccontare storie di scrittori?

MV: è rischioso, in effetti. Si deve stare attenti a non parlarsi addosso, ma con un po’ di accortezza si possono evitare i luoghi dell’ombelico. In Nero di luna ho travasato su Emilio Bettazzi il mio modo di vivere la scrittura, ma a piccole dosi e cercando di inserirle nella storia. Per adesso nessuno mi ha detto che quegli interventi erano noiosi… ma non so se lo pensavano.

Quale è la differenza tra raccontare e riferire?

MV: la stessa che c’è tra guardare la foto di una donna e andarci a letto.

Impossibile non parlare del Commissario Bordelli. Dove è finito?

MV: Tornerà, tornerà… A maggio dovrebbe uscire il romanzo attraversato dall’Alluvione del ‘66.

Come si fa a non scrivere cose pallose?

MV: Esiste un modo infallibile… ma nessuno sa quale sia. Per tentare di avvicinarsi a questo immenso risultato, si deve cercare di far crescere dentro di noi un “lettore” spietato che sappia giudicare ciò che si scrive in modo sereno e sincero, evitando di cadere tra le grinfie della famoso enunciato di Schopenhauer: “Ogni scarafone è bello a mamma sua”.

Dimmi un autore che ami, e un suo libro. E perchè. malaparte

MV: “La pelle” di Malaparte, un genio che con letteraria leggerezza e profondo dolore (spesso da alcuni scambiato erroneamente per cinismo) racconta il Male dell’uomo senza mai voltare la testa e anzi guardandolo fisso negli occhi.

Come ti sei avvicinato al mondo della scrittura? Quale è la prima cosa che hai scritto e hai fatto leggere a qualcuno con l’idea di “pubblicare” e cosa ti hanno detto? Quando hai capito che potevi fare lo scrittore in senso professionale?

MV: Tralasciando le poesiole e i raccontini orrendi dell’infanzia e dell’adolescenza, che servivano solo a placare l’inquietudine, e i giochi della giovinezza (ad esempio racconti a quattro mani con un amico), la prima volta che mi sono sussurrato con pudore e quasi vergogna (di nascosto a tutti): “vorrei fare lo scrittore” è stata a ventitre anni. Scrissi i primi raccontini kafkiani, e una persona di cui mi fidavo mi disse: “sono banali”. Fu un duro colpo, ma invece di scoraggiarmi mi rimboccai le maniche e mi misi sotto a scrivere, scrivere, scrivere. Sono maturato lentamente, e il primo romanzo, L’inquilino, è uscito quando avevo quarantadue anni.

Quali sono le prime cose che ricordi di aver letto, e ti hanno affascinato?

MV: i primi due romanzi importanti che ho letto, a tredici o quattrordici anni, sono 1984 (Orwell) e Il mondo nuovo (Huxley). Crescendo ho trovato sempre romanzi che mi hanno aiutato a maturare, e ancore ne trovo. So che non riuscirà mai a leggere nemmeno un miliardesimo dei libri che vorrei leggere (mi piace anche leggere storia, filosofia e altro), ma non mi scoraggio e finché vivo sarò un lettore.

Come lavori, praticamente, quando scrivi un romanzo?

MV: Schiastonesccio i tasti del pc e sullo schermo appaiono tanti segnetti neri che messi in fila formavichino le parole: ogni volta che ci penso (dico alla scrittura: il segno che si fa significato) mi appare come una grande magia.

Che musica ascolti?

MV: Adesso soprattutto classica e contemporanea, ma ho 120 dischi dei Rolling Stones.

Vorrei sapere se hai dei sogni, e quali.

MV: Ne ho molti, ma preferisco tenerli per me.
postato da: sergiopaoli alle ore 17:03 | Permalink | commenti
Commenti

categoria:libri, interviste, vichi