venerdì, 09 maggio 2008
Pensavo stamattina al discorso sulla New Italian Epic (riferimenti qui, qui e qui) e poi ad un eventuale scrittore in cerca di idee per questo tempo disgraziato (per dire: ho appena fatto la revisione della macchina e ho dovuto cambiare tutti i pneumatici, senza contare che Putin si è trovato un clone nell'indifferenza generale e da noi il governo ha giurato).

E' una faccenda di materia, secondo me: la materia grigia dello scrittore medesimo, che si spreme per buttar giù qualcosa; la materia grigia degli italiani, che con il loro voto hanno mostrato di che pasta sono fatti, e la materia nera che avanza, tra Roma e Verona.

Materia per scrivere insomma, definibile come "elementi e argomenti del discorso, del pensiero e della ricerca" (B. Latini), oppure "ciò che è trattato in opere scritte" (Dante): e sono convinto che ve ne sia d'avanzo, a volontà. E che i prossimi anni (ma forse basteranno pochi mesi) forniranno spunti sorprendenti, suggerimenti e occasioni di racconto, senza poi neanche volar troppo di fantasia.
La realtà basta, e penso avanzerà pure, appena i meccanismi si mettono in moto. Non son rose, ma fioriranno.

Così, per dire: ci sono parole che risuonano un po' ovunque. Nelle analisi del voto, nelle spiegazioni degli esperti, negli articoli sui giornali, nei servizi televisivi, nelle promesse dei neoministri...e c'hanno anche un po' rotto, a guardar bene.
Una è "sicurezza" . Parola nobile. Importante. Che ne maschera un'altra, però. Dopo vediamo qual'è.

Sicurezza.
"C'è bisogno di sicurezza. Più sicurezza nelle strade! I primi provvedimenti saranno nel campo della sicurezza. La gente vuole sicurezza! Sicurezza nelle periferie"
La sicurezza è mancanza di pericolo. Questo mi dice il dizionario. Condizione di chi è immune da pericoli, ed è ben difeso.
Se ci penso, mi vengono in mente due lavoratori che sono morti qualche settimana fa. Dalle mie parti. Una esplosione alla Masterplast, in provincia di Milano. Raimondo Casati, 47 anni, di Vimercate. E Moussa Campaore originario del Burkina Faso e residente a Casatenovo. Ne muoiono in media 4 al giorno, sul lavoro. Più di mille all'anno. Vengono chiamate morti invisibili, o morti bianche. Una strage. Senza contare chi muore anni dopo perchè ha lavorato in condizioni tossiche, come a Monfalcone, per l'amianto.

E' questa la sicurezza che ci sta tanto a cuore?
No, frega niente a nessuno. Estremizzo, ma è così.

Allora continuo a pensare e mi vengono in mente la fiducia e la certezza, ad esempio nei valori: ci sono valori condivisi, come la pace, i diritti umani, la costituzione, l'antifascismo, che sono patrimonio comune degli italiani. Dovrebbero essere delle sicurezze, anche se spesso vacillano.
E' questa la sicurezza di cui si parla? Manco per idea.

Si parla d'altro.

Si parla di "Verona ai veronesi". Di furti in villa, rapine nei negozi e gravi atti da delinquenti.
Però, dipende. Perchè a Verona ho sentito gente dire "se non ci fossero tutti questi stranieri qua, non succederebbero, queste cose", frasi dure, atteggiamenti intransigenti. E poi, quando si rende noto che i 5 teppisti che hanno ammazzato di botte quel ragazzo sono naziskinnini italiani, le frasi sui 5 teppisti diventano di colpo morbide.
"Era un ragazzo gentile"
"Silenzioso e riservato"
"Non sapevo proprio che era un nazi, sarà uno sbaglio"
"Secondo me passava di lì per caso".
Non c'è problema di sicurezza qua, in fondo, no? Il Presidente della Camera ha detto che è più grave che cinque deficienti brucino una bandiera in piazza a Torino (bandiera dello Stato di Israele, per protestare contro la Fiera del Libro), che un ragazzo venga massacrato di botte. La materia grigia diventa nera.

E sicurezza è solo una scusa. Come quando si parla di stupri, perchè lo ha fatto un romeno. E non se ne parla mai, di quell'altro 90% (o quello che è, quasi tutti insomma) che fanno gli italiani alle italiane. Come quando si parla di prostituzione: in fondo vengono fatte a pezzi ragazze dell'est, checcefrega? E i clienti sono italiani, però. Ah sì? Vabbè, ci dovremo pure divertire.
Sicurezza è solo una scusa. Per non parlare di PAURA.
Riscopriamo anche le RADICI, ultimamente, avete notato? Proclamiamo la nostra identità. Radici celtiche, cristiane, padane o di Salò.
Ne abbiamo un casino di radici, persino tra i cannibali, volendo. Chi può negare di avere un cannibale nel suo remoto albero genealogico?

E' un discorso di paura.
Che sta diventando il valore dominante, ma non dichiarato, della nostra vita e della nostra società. Paura del diverso, delle altre culture. Paura culturale ma anche economica ("mandiamo via i cinesi"....come se bastasse, per fermare la Cina, che s'è già comprata mezza America).
E quindi difesa, arroccamento, chiusura.
Chiudersi al nuovo e al diverso. Soprattutto se non ha la pelle bianca. In fondo, vengon qua a rubarci il lavoro (e se ci muoiono, di lavoro? bè, fossero stati a casa loro....).  Sì, ma nelle fabbriche del Nord-Est, servono però, no? Sì, certo, servono, eccome se servono.

Ecco, la sicurezza che maschera la paura. Una società che si chiude in difesa delle radici. E che si avvia al declino definitivo, come tutte le civiltà che non hanno compreso la direzione della storia.
La materia grigia che diventa nera.
Oh, ce ne è di materia per scrivere, per gli scrittori, nei prossimi anni, o forse solo mesi.

Basta sedersi, ascoltare, e prender nota.
E lasciar perdere i tramonti tristi e le pene d'amore.
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categoria:politica, scrittura
giovedì, 08 maggio 2008
Le interviste finora fatte da Rumori di Fondo sono qua:
Sandrone Dazieri
Massimo Carlotto
Loredana Lipperini
Massimo Rainer
Luca Sofri
Licia Troisi

Presto, spero, su questi schermi, intervista con Wu Ming 1.
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categoria:interviste
giovedì, 08 maggio 2008
Avevo in testa tre cose, stamattina:
- le poesie non vanno proprio
- i racconti non interessano
- i romanzi vanno bene, ma un giovane scrittore deve tenere presente che le sue sfighe non fregano a nessuno, di quanto è stato difficile scrivere e cercare un editore invece pure, e se l'oggetto del romanzo sono pene d'amore o tristi tramonti perchè lui o lei ti ha lasciato (e magari è pure autobiografico), forse è meglio farsi venire un'altra idea.
Non ricordo, ora, se lo disse Proust o Flaubert (comunque due padri del romanzo moderno), qualcosa di simile a questo: chi legge cerca sè stesso. Il lettore, quando apre un romanzo, è a volte come se fosse davanti a uno specchio, si scruta, e cerca di capirsi. Il più grande desiderio dell'essere umano: comprendersi.
Che sia un giallo, un fantasy, un romanzo civile o storico, che sia quello che sia, io credo che il lettore voglia una chiave per aprire una porta. Anche di poco, anche solo una sbirciatina.
Non vuole vedere me, dietro quella porta, ma cose (che magari sono anche mie, e non potrebbe essere altrimenti, se chi scrive sono io) in cui ritrova pezzetti, frammenti di sè.
Non vuole insegnamenti, perchè per quello c'è già la scuola.
Non vuole educazione, perchè ci sono già (o già stati) i genitori.
Vuole la libertà di esplorare quello che gli interessa. E siccome l'essere umano è un oggetto complesso, denso di emozioni, vita vissuta, speranze, delusioni, sentimenti, rabbie, volontà, velleità, soddisfazioni, pentimenti, amori, silenzi, tradimenti e l'elenco è infinito, allora è infinita anche la possibilità dello scrittore di mostrare al lettore qualcosa di quello che cerca. La mia autobiografia può anche essere carina, ma non frega a nessuno. Il lettore vuole storie, grandi trame, e grandi personaggi.
Non è una questione di genere, ma di passione e sincerità che entrano nelle parole che scrivi.
Prendiamo "Cristiani di Allah", di Massimo Carlotto. Si può leggere come un romanzo storico, ben fatto. Ma le vicende umane che sono lì dentro assumono un senso di universalità, che vuol dire: hanno un significato anche per noi esseri umani del XXI secolo. Ci dicono qualcosa, in quest'epoca buia dove ci sono altri tipi di corsari che scorazzano per altri mari, dove le identità e le guerre religiose o in nome della religione ci abbruttiscono la vita e ci tirano fuori il peggio.
Sicuramente lo scrittore ci ha messo qualcosa di autobiografico, qualcosa che sentiva come suo.
Ma la sua forza è quella di trovare temi, modi, parole, forme, cifre e scritture che lo fanno sentire, almeno in parte, come appartenente anche al lettore.
E allora, tutto questo comincia fin dalla prima volta che quello che si è scritto lo si vuol far leggere a degli estranei, e riguarda non solo il contenuto o la forma, ma anche come lo si invia, come lo si confeziona. Se si scrive sul quadernetto, per rileggersi ogni tanto, compiacersi e magari dirsi "quanto sono bravo, nessuno mi pubblica, che sfiga", si può fare quel che si vuole. Ma se si vuole andare oltre la propria barriera, intima e personale, mi piace citare, per chiudere, una delle cose che ha scritto un piccolo editore emergente, Villaggio Maori : "ricordatevi che un testo è un testo, e non è sacro".

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categoria:scrittura
mercoledì, 07 maggio 2008
snoopy-writer
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categoria:scrittura
martedì, 29 aprile 2008
Dal Giornale di oggi: articolo e foto ricordo.
GdM29042008_bis
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categoria:presentazione, rumori di fondo
martedì, 29 aprile 2008
Alberto Moravia dixit.
Appropriate all'oggi.
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categoria:moravia
lunedì, 28 aprile 2008

Eccoti qua. Potresti anche non esserci, ma di nuovo ci sono le note di un piano e una canzone sussurra di te.

Un gatto bianco e nero mi passa davanti e annusa per un attimo l’aria del mare. Gli si arruffa il pelo. E fa freddo, pare dire guardandomi…poi se ne va a passo lento.

Resto solo su una spiaggia attraversata dal vento di gennaio. Tu tenevi in braccio un gattino bianco e nero, sì. Una vecchia foto dove sorridevi. Tu mi fai male e le mie sconfitte sono segnali stradali su un antico casello d’autostrada in disuso.

Chissà cosa è diventato quel gattino ora e come sei tu. Chissà come sono i ricordi che non avrò mai, tutti quei quadri che volevi dipingere, tutti quei racconti da scrivere e tutte quelle carezze….

Ricordi questa spiaggia e questo freddo, questo bisbigliare delle onde e il tuo sorriso che non mi illuminava? Le pagine dei libri impossibili che non riuscivamo a girare, i viali grigi e una bicicletta che passava. L’amore che scorre nelle vene e il telefono che non suona più.

Si accendevano lampioni lontani, sulla strada della costa, ed il faro lampeggiava. Erano tempi diversi. Tu mi fai male, e non lo sai. Ricordi il freddo che ci avvolgeva e quell’assenza di parole che ci aveva accompagnato per tutto il giorno?

Il mondo era in pausa, e le note di un film stonato giravano lentamente sugli schermi di un ristorante con le sedie consumate. Dove qualcuno era stato, comunque, felice. Dove forse qualcuno aveva amato.

Temevo la distanza tra di noi, più della pioggia dell’inverno, il tuo ombrello che si apre, e il non vederti più. Seguivo le tue tracce e la tua espressione, come un bambino cerca l’arcobaleno dopo il temporale. I fari di un’auto illuminano altrove e tu segui con lo sguardo pensieri nascosti.

Nella piccola casa vicino al mare hai poi sorriso. Un fuoco acceso, il profumo di caffè in cucina, il silenzio è diventato pace e la distanza è svanita. Un maglione che era mio e nient’altro indosso, tu,curiosa di me, le tue gambe nude sul divano, la mia fame di te e di colpo nessun pensiero, un fiume che scorre, una corsa a perdifiato, un tuffo nell’azzurro, tutti i colori ed i desideri che rivivono, le ansie, le tue mani e le mie, ed i baci e la soddisfazione di una lunga corsa per arrivare lassù, dove per un attimo non si è soli. Ed il gusto di te.

Le vicende di un romanzo impossibile. Il colpo di scena che il regista non ha letto nella sceneggiatura. Tu mi fai male. E chissà se quel gatto lo sa, e se star qui, a guardare queste onde, ha senso, e se queste panchine sono la fine di qualcosa che non è mai diventato mio.
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categoria:scrittura, inediti
mercoledì, 23 aprile 2008
Saggio di Wu-Ming sulla narrativa italiana. Così, tanto per non pensare a Gattuso e alla Ventura.wu-ming
Tra l'altro, i libri di Wu-Ming (come il disco dei Radiohead) si downlodano qua, gratis se volete, dietro offerta volontaria, se preferite.
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categoria:libri, scrittura, narrativa, wuming
mercoledì, 23 aprile 2008
¡ɥǝ ɐɹdosoʇʇos oıɹdoɹd ɐɯ
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categoria:sottosopra
lunedì, 21 aprile 2008
Mentre noi, In Italia, in tre mesi, abbiamo rifatto il parlamento e ci accingiamo a rifare il governo (con delle belle premesse incoraggianti, tipo il Calderoli vice-premier), negli States ci si avvia verso la fase finale delle primarie, in attesa delle elezioni presidenziali del primo martedì di novembre.
In Pennsylvania si vota domani, 22 aprile (molto importante per il gran numero di delegati che si assegnano)
Poi:
Guam 3 maggio
Indiana e North Carolina 6 maggio (vedi Pennsylvania)
Kentucky e Oregon 20 maggio (un discreto numero di delegati anche qui)
Montana e South Dakota 3 giugno
Portorico 7 giugno.
Convention dei Democrats a Denver, dal 25 al 28 agosto (sarà decisiva, credo, se nessuno si ritira prima).

Evitiamoci commenti sulla bellezza del processo elettorale americano e sulla sua capacità di coinvolgere le persone nelle scelte, sulle discussioni che si svolgono nei bar, nelle pizzerie, insieme ai candidati e non facciamo confronti con la nostra campagna elettorale, che già il tempo è deprimente.

La fase finale delle primarie riguarda solo Hilary Clinton e Barack Obama, per i democratici. I repubblicani hanno già scelto McCain.
La situazione è questa, ed io spero che i due candidati democratici non si sfianchino troppo.
Certo sarebbe bello vedere Obama che incontra Calderoli. Credo che quest'ultimo direbbe "Mi razzista? Ma se l'è lù che l'è negher?", o qualcosa del genere (non sono esperto di dialetto lumbard, mi spiace).
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categoria:usa , primarie, calderoli