E' una faccenda di materia, secondo me: la materia grigia dello scrittore medesimo, che si spreme per buttar giù qualcosa; la materia grigia degli italiani, che con il loro voto hanno mostrato di che pasta sono fatti, e la materia nera che avanza, tra Roma e Verona.
Materia per scrivere insomma, definibile come "elementi e argomenti del discorso, del pensiero e della ricerca" (B. Latini), oppure "ciò che è trattato in opere scritte" (Dante): e sono convinto che ve ne sia d'avanzo, a volontà. E che i prossimi anni (ma forse basteranno pochi mesi) forniranno spunti sorprendenti, suggerimenti e occasioni di racconto, senza poi neanche volar troppo di fantasia.
La realtà basta, e penso avanzerà pure, appena i meccanismi si mettono in moto. Non son rose, ma fioriranno.
Così, per dire: ci sono parole che risuonano un po' ovunque. Nelle analisi del voto, nelle spiegazioni degli esperti, negli articoli sui giornali, nei servizi televisivi, nelle promesse dei neoministri...e c'hanno anche un po' rotto, a guardar bene.
Una è "sicurezza" . Parola nobile. Importante. Che ne maschera un'altra, però. Dopo vediamo qual'è.
Sicurezza.
"C'è bisogno di sicurezza. Più sicurezza nelle strade! I primi provvedimenti saranno nel campo della sicurezza. La gente vuole sicurezza! Sicurezza nelle periferie"
La sicurezza è mancanza di pericolo. Questo mi dice il dizionario. Condizione di chi è immune da pericoli, ed è ben difeso.
Se ci penso, mi vengono in mente due lavoratori che sono morti qualche settimana fa. Dalle mie parti. Una esplosione alla Masterplast, in provincia di Milano. Raimondo Casati, 47 anni, di Vimercate. E Moussa Campaore originario del Burkina Faso e residente a Casatenovo. Ne muoiono in media 4 al giorno, sul lavoro. Più di mille all'anno. Vengono chiamate morti invisibili, o morti bianche. Una strage. Senza contare chi muore anni dopo perchè ha lavorato in condizioni tossiche, come a Monfalcone, per l'amianto.
E' questa la sicurezza che ci sta tanto a cuore?
No, frega niente a nessuno. Estremizzo, ma è così.
Allora continuo a pensare e mi vengono in mente la fiducia e la certezza, ad esempio nei valori: ci sono valori condivisi, come la pace, i diritti umani, la costituzione, l'antifascismo, che sono patrimonio comune degli italiani. Dovrebbero essere delle sicurezze, anche se spesso vacillano.
E' questa la sicurezza di cui si parla? Manco per idea.
Si parla d'altro.
Si parla di "Verona ai veronesi". Di furti in villa, rapine nei negozi e gravi atti da delinquenti.
Però, dipende. Perchè a Verona ho sentito gente dire "se non ci fossero tutti questi stranieri qua, non succederebbero, queste cose", frasi dure, atteggiamenti intransigenti. E poi, quando si rende noto che i 5 teppisti che hanno ammazzato di botte quel ragazzo sono naziskinnini italiani, le frasi sui 5 teppisti diventano di colpo morbide.
"Era un ragazzo gentile"
"Silenzioso e riservato"
"Non sapevo proprio che era un nazi, sarà uno sbaglio"
"Secondo me passava di lì per caso".
Non c'è problema di sicurezza qua, in fondo, no? Il Presidente della Camera ha detto che è più grave che cinque deficienti brucino una bandiera in piazza a Torino (bandiera dello Stato di Israele, per protestare contro la Fiera del Libro), che un ragazzo venga massacrato di botte. La materia grigia diventa nera.
E sicurezza è solo una scusa. Come quando si parla di stupri, perchè lo ha fatto un romeno. E non se ne parla mai, di quell'altro 90% (o quello che è, quasi tutti insomma) che fanno gli italiani alle italiane. Come quando si parla di prostituzione: in fondo vengono fatte a pezzi ragazze dell'est, checcefrega? E i clienti sono italiani, però. Ah sì? Vabbè, ci dovremo pure divertire.
Sicurezza è solo una scusa. Per non parlare di PAURA.
Riscopriamo anche le RADICI, ultimamente, avete notato? Proclamiamo la nostra identità. Radici celtiche, cristiane, padane o di Salò.
Ne abbiamo un casino di radici, persino tra i cannibali, volendo. Chi può negare di avere un cannibale nel suo remoto albero genealogico?
E' un discorso di paura.
Che sta diventando il valore dominante, ma non dichiarato, della nostra vita e della nostra società. Paura del diverso, delle altre culture. Paura culturale ma anche economica ("mandiamo via i cinesi"....come se bastasse, per fermare la Cina, che s'è già comprata mezza America).
E quindi difesa, arroccamento, chiusura.
Chiudersi al nuovo e al diverso. Soprattutto se non ha la pelle bianca. In fondo, vengon qua a rubarci il lavoro (e se ci muoiono, di lavoro? bè, fossero stati a casa loro....). Sì, ma nelle fabbriche del Nord-Est, servono però, no? Sì, certo, servono, eccome se servono.
Ecco, la sicurezza che maschera la paura. Una società che si chiude in difesa delle radici. E che si avvia al declino definitivo, come tutte le civiltà che non hanno compreso la direzione della storia.
La materia grigia che diventa nera.
Oh, ce ne è di materia per scrivere, per gli scrittori, nei prossimi anni, o forse solo mesi.
Basta sedersi, ascoltare, e prender nota.
E lasciar perdere i tramonti tristi e le pene d'amore.








